Progenie suicida

Progenie suicida

Jimmy è un giovane universitario affetto da epilessia focale e da forti complessi di inferiorità, che lo hanno spinto in uno stato di progressiva alienazione dalla realtà circostante. Comincia a porsi degli interrogativi esistenziali, convinto che non vi siano limiti all'egoismo e all'avidità dell'essere umano. Il suo curioso nome americano, ricordo di una rimpianta parentesi lavorativa del padre negli Stati Uniti, lo ha sempre spinto al confronto con altre realtà e alla mitizzazione della civiltà scandinava, che lui considera superiore rispetto ai tratti caratteristici del suo paese, quali il familismo, l'arrivismo e l'arretratezza nel campo dei diritti civili. La sua profonda ammirazione per il modello nordeuropeo, maggiormente improntato ai valori del pacifismo, dell'eguaglianza e della solidarietà internazionale, lo porta a raggiungere nuove latitudini e ad abbandonare una famiglia disfunzionale e una vita senza senso in una deludente provincia italiana. Suo compagno di viaggi è Jason, un ragazzo americano conosciuto qualche anno addietro durante una vacanza nel New Jersey, che sembra incarnare l'innocenza di una certa America liberal e progressista. Le loro vite collidono in un milieu insoddisfacente e disarmante, scenario della disperazione di kierkegaardiana memoria, colta nelle sue più varie sfaccettature, non sempre urlata, ma più spesso soffocata e repressa.
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