Duende. Viaggio alla ricerca del flamenco

Duende. Viaggio alla ricerca del flamenco

Questo libro non va confuso con tutte quelle storie d'antan, a volte molto belle, spesso di una noia mortale e di una prevedibilità indicibile, che hanno raccontato di coltivati e distinti viaggiatori nordici che arrivavano stagionalmente sulle rive del Mediterraneo, convinti che questa felice regione, insieme a numerosi altri meriti, avesse anche lo straordinario potere di guarire le loro anime inquiete o depresse e di aprirle alla bellezza e a passioni che nel loro paese vengono ritenute indecenti o ridicole e che qui fioriscono come il finocchietto selvatico. Storie come conseguenza dell'effetto "Scirocco" che ai nostri esercitati occhi di locali, qualche volta, assumevano le inconfondibili sembianze del bidone. Questo sembra subito il caso di Jason Webster, ventenne americano di nascita, ma europeizzato da tempo, con poca voglia di 'lavurà', alla ricerca di qualcosa di 'creativo', come tutti i suoi coetanei e in fuga da una delusione d'amore, che si va a infilare in una situazione e in ambienti quasi esemplari nella loro fasullaggine ad uso turistico, l'Andalusia del flamenco, 'olé', delle chitarre e del paso doble, 'olé', dei toros e degli hombres con los cojones e le donne orgogliose e calienti. Il discreto e poi irresistibile fascino di questo libro, molto diverso e infinitamente più realistico e crudo dei recit de voyages nel Sud che conosciamo, viene dalla consapevolezza dell'autore di stare attraversando un terreno minato, dal punto di vista personale e letterario, e dalla convinzione di dover andare avanti, con tenacia anglosassone, esercitandosi a suonare la chitarra fino a farsi sanguinare le dita e riuscendo a emergere da tanta banalità, dandoci un ritratto assolutamente inaspettato della Spagna, come non si leggeva da tempo.
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