Chiodi

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Quando nel 1956, poco più che ventenne, Agota Kristof fugge dall'Ungheria con la sua bambina di quattro mesi, oltre che dal paese dell'infanzia si separa dai quaderni che raccolgono le sue prime poesie. Il dispiacere per la perdita di quei versi spinge l'autrice a riscriverli così come se li ricorda e forse a reinventarli. Negli anni, Kristof compone altre poesie, sia in ungherese che in francese, la sua nuova lingua, e poco prima di morire esprime il desiderio di vedere raccolte tutte le sue poesie in un libro. Il desiderio si avvera nel 2017, quando le Editions Zoe le pubblicano in un'edizione bilingue ungherese-francese, e si avvera oggi anche in italiano, grazie alle versioni di Vera Gheno e di Fabio Pusterla. I temi di questi componimenti sono quelli ben noti ai tanti e fedeli lettori dei romanzi e dei racconti di Agota Kristof - lo smarrimento, la perdita, l'esilio, il ricordo dell'amore, l'attesa, il desiderio - ma qui, nell'immediatezza della poesia, sembrano raggiungere un grado di intensità ancora maggiore.
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Recensione del libro fornita da lottavo.it

di Nicola Vacca

Agota Kristóf è stata una delle voci più interessanti e problematiche della letteratura europea. Scrittrice ungherese fuggita in Svizzera, nei suoi libri con parole lucide e spietate racconterà attraverso l’esperienza dell’esilio il dolore e il male che aggrediscono il pianeta. La sua lingua turba il lettore, le sue piccole...

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