Se la guerra continua

Se la guerra continua

Durante la prima guerra mondiale Hermann Hesse pubblicò sotto lo pseudonimo di Emil Sinclair racconti, saggi, riflessioni, di ispirazione pacifista. Coperto, per ragioni di sicurezza, da quel nome, lo scrittore di rivolgeva ai suoi connazionali con l'animo ferito di chi contempla impotente la carneficina, e con la speranza di provocare in qualcuno il dubbio, il disgusto, il rimorso. Sono, in qualche caso, scritti deliberatamente antibellicisti; in altri, racconti e riflessioni che pur non avendo un rapporto diretto con gli eventi in corso, si possono immaginare nati dallo stesso impulso, dalla stessa angoscia di fronte alla grande catastrofe in atto (spicca tra tutti il racconto "L'europeo", che sembra mirabilmente semplificare, nel confronto simbolico tra le varie razze, tra i vari popoli dell'Est e dell'Ovest, i tratti e i vizi d'origine della nostra civiltà). E in certi scritti l'indignazione e l'orrore si trasformano quasi in un desiderio di evadere o di raccogliersi su temi cari: il libro, la poesia. Oggi, in un'Europa ripercorsa da fremiti nazionalistici, rosa da odii etnici, dilaniata in alcune sue parti da conflitti crudeli, restituita alle sue differenze e alle sue litigiosità dalla caduta di un impero e dal finire delle grandi contrapposizioni, la voce dello scrittore tedesco, che parla da una distanza di oltre settant'anni, acquista una vibrazione nuova, un timbro attualissimo.
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