Storia d'Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri

Storia d'Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri

Per gli studiosi che affrontano il problema della storia italiana esiste un problema cronologico. Occorre cominciare dalla caduta dell'Impero romano? È preferibile assumere come punto di partenza la formazione, in epoca medioevale, delle libere città e delle repubbliche marinare? O addirittura iniziare dagli anni, nella seconda metà del Settecento, in cui i primi segni di un nascente sentimento nazionale lasciano intravedere la grande stagione del Risorgimento. Fu quest'ultima, quando si aprì un grande dibattito sul tema negli anni Venti, la tesi prevalente. Pierre Milza, invece, ha deliberatamente adottato la prospettiva del lungo periodo e ha deciso che la protagonista della sua storia sarebbe stata la penisola dalle sue vicende più antiche agli avvenimenti degli ultimi decenni. Ma questa scelta (dagli etruschi a oggi) è possibile soltanto se la prospettiva dello storico si allarga sino a comprendere, accanto agli eventi politici e militari, tutto ciò che concorre a definire la vita di un territorio nell'arco di tremila anni: i costumi domestici e civili, i conflitti intestini, le credenze religiose, l'organizzazione sociale, le tendenze demografiche, le condizioni sanitarie, le scoperte scientifiche, l'agricoltura, l'industria, l'artigianato, il pensiero filosofico, le influenze straniere, l'arte nobile e quella popolare, insomma la cultura nel suo significato più largo. Ma, attenzione: non basta elencare, raccontare, descrivere. Occorre anche spiegare come ciascuno di questi ingredienti si combini con gli altri e contribuisca a delineare il ritratto di una penisola che ha assunto così, a dispetto delle sue molte vicende e dei suoi molti particolarismi, una individualità storica. Pierre Milza è probabilmente il solo studioso che possa affrontare questo enorme compito con le necessarie credenziali. È di origine italiana, quindi dotato di una sensibilità e di una empatia di cui altri storici stranieri sono necessariamente privi. È francese, quindi capace di uno sguardo dall'esterno, sufficientemente neutrale e distaccato. È storico degli Stati e dei movimenti politici, fra cui il fascismo, nelle sue manifestazioni italiane ed europee. Ma è, anche attratto dai fenomeni culturali e artistici, come ha dimostrato nella sua recente biografia di Giuseppe Verdi. E ha una libertà intellettuale che gli permette di riconoscere in un quadro, in un motivo musicale, in un'opera letteraria e in una sequenza cinematografica, altrettanti documenti storici, non meno importanti di quelli che escono dagli archivi e che sono il pane quotidiano della storiografia ufficiale.
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