La cultura architettonica faentina tra antico regime e impero

La cultura architettonica faentina tra antico regime e impero

"Faenza sicuramente si è data nella storia europea della fine del XVIII secolo e degli albori del XIX come realtà eccezionale, come concentrata capitale del gusto e del decoro privato espresso in stilemi neoclassici la cui eccellenza non poggia solo sulle potenzialità interne provenienti da una felice stagione di presenze culturali in primis gli architetti Giuseppe Pistocchi, Giovanni Antonio Antolini, Pietro Tomba e il decoratore Felice Giani e committenziali emerse nel circoscritto contesto urbano, ma anche su una complessa rete di andate e ritorni con i grandi centri. Se da una parte le capitali nazionali della cultura come Roma e Milano, ma anche la Francia quale centro propulsore delle innovazioni illuministe, emergono come sicuri punti di riferimento o come fornitrici di esempi e di sperimentazioni, dall'altra anche una trama di rispecchiamenti, di influenze reciproche diffuse sul territorio europeo legano la cultura faentina di quegli anni alla rete di centri urbani più o meno coinvolti nell'affermazione del linguaggio architettonico e decorativo neoclassico." (dalla Presentazione di Francesco Amendolagine).
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