Marcel Duchamp. Il grande illusionista

Marcel Duchamp. Il grande illusionista

"II Grande Vetro" è una sorta di Assunzione, un passaggio dal mondo terreno al cielo delle realtà superiori. Ma questa Assunzione non ha niente di religioso; è una speculazione metafisica. [...] E un poema d'amore, una sorta di epopea erotica e cosmica, in cui i grandi sconvolgimenti dell'universo accompagnano le miserie umane. Lo è perché è ancora riconducibile al simbolismo della fine del XIX secolo, di tutto un clima particolare. E proprio perché ci troviamo spesso in pieno simbolismo, è, al limite, indifferente se, incessantemente spinti dal demone dell'analogia, propendiamo per un'esegesi piuttosto che per un'altra. Nel "Grande Vetro" ritroviamo tutte le figure che appaiono nei miti di un amore iniziatico rituale, di volta in volta contrastato o glorioso, dove si tratta di nascita, di morte e di resurrezione. Potremmo dire che il "Grande Vetro" è una trasposizione moderna del mito di Tristano e Isotta, o, ancora, dell'"Hypnerotomachia Poliphili"; un racconto, sull'esempio di Colonna, delle metamorfosi dell'amore carnale in Eros divino".
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