Ventitré secondi. L'Aquila 6 aprile 2009

Ventitré secondi. L'Aquila 6 aprile 2009

Sono bastati 23 secondi per cambiare la vita alla gente dell'Aquila. Ventitré lunghissimi secondi che hanno scandito un "prima" e un "dopo". Niente dopo avrebbe più potuto essere come prima. Gli affetti, le relazioni, i lavori, le storie, le case che prima di quella notte di aprile sottolineavano le differenze tra le persone che abitavano il capoluogo abruzzese sono state catapultate in una situazione di "dopo-terremoto" che ha annullato tutto: tante vite e tantissime identità. Le persone si sono ritrovate ad avere un punto in comune: un momento di tragedia che ha rubato l'intimità, i progetti, le unità di misura. Ma al tempo stesso ha fatto prendere coscienza di una cultura che appartiene loro e alla quale possono aggrapparsi per riconoscersi. Di questo parla Alessandro Aquilio: di una storia tra tante. La sua. E lo fa con malinconia, con tutta la tristezza possibile, ma con garbo e senza lasciare spazio a polemiche. Quelle possono e devono trovare un'altra sede per essere manifestate ed espresse.
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