Telemaco non si sbagliava. O del perché la giovinezza non è una malattia

Telemaco non si sbagliava. O del perché la giovinezza non è una malattia

Il “complesso di Telemaco", figlio che attende il padre Ulisse per poter ritrovare anche se stesso e il proprio ruolo nel mondo — secondo la lettura che del mito ha offerto Massimo Recalcati opponendola al “complesso di Edipo", figlio che, invece, uccide il padre — è l’immagine con la quale questo libro si apre, per introdurci a riflessioni decisive e necessarie per la nostra cultura odierna, a questi anni complessi, dai quali le figure di paternità e figliolanza sono uscite “con le ossa rotte". Alla suggestione offerta dall’Odissea, don Luigi Maria Epicoco fa seguire la rilettura di alcuni personaggi biblici (veri prototipi dei padri e figli che anche noi siamo), di alcune relazioni paterne/filiali, offrendo al lettore un percorso inedito e sorprendente, in vista di una reinterpretazione della questione giovanile come opportunità e non più e solo come problematicità. Gesù è, in questa riflessione, l’immagine più significativa di una giovinezza che funziona e in cui definitivamente l’opportunità di essere figlio si realizza nel compimento liberamente “scelto" e non subito della relazione con il Padre. Nel tempo in cui la Chiesa si raduna in Sinodo proprio attorno alla tematica dei giovani, il testo ne delinea un’antropologia positiva, liberata e liberante: quella di cui troppo a lungo abbiamo patito l’assenza.
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