Boys in the band. Dal post-brit pop all'alternative rock

Boys in the band. Dal post-brit pop all'alternative rock

Qual è la condizione della musica rock nella terra della Union Flag alla fine degli anni Novanta? Inizialmente di certo caotica, considerando che la morente scena brit pop lascia dietro di sé una scia di band con le ossa rotte e il morale a pezzi, oltre a una profonda incertezza per il futuro. Ma tra le grandi formazioni che hanno trionfato in quel decennio c’è chi la considera una liberazione. Alcuni neonati gruppi quali Coldplay e Doves, insieme a pochi altri già navigati come Travis e Snow Patrol, ne fanno virtù, sperimentando negli anni Duemila musica lenta e testi intimisti attraverso quello che viene battezzato New Acoustic Movement. Altri guardano alla scena garage/punk revival dei fumosi club newyorkesi, risorta all’ombra dell’attacco alle Twin Towers e dominata da Strokes, Interpol e Yeah Yeah Yeahs, e vi attingono abbondantemente. Quando queste band sbarcano in Inghilterra accade il putiferio: la loro influenza scatena il post-punk più classico dei Libertines, il quale si amalgama alla new wave dei Franz Ferdinand, all’electronic dance dei Kasabian e a brandelli folk dei Coral, formando compatti quello che è conosciuto come alternative rock. Dal 1998 al 2008 arrivano una serie di album che puntano dritti alla Top Ten Uk definendo un decennio folgorante per l’indie rock.
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