Dopo la fine del mondo

Dopo la fine del mondo

"Ricordo un saggio che credo si intitolasse Pornografia della morte. La sua riflessione era di fare della pornografia una sorta di metafora, perché quando la morale vittoriana ha soppresso la sessualità in modo che non potesse trovare, diciamo, normali sfoghi salutari, non sarebbe sparita, ma esplosa in modi pornografici e malsani. Se si accetta questa ipotesi, lo stesso vale per la mortalità e la morte: ciò che abbiamo fatto nel mondo moderno è sopprimere la morte in modo da non affrontarla mai, come i vittoriani non hanno mai affrontato la loro sessualità. E il risultato è che oggi non sappiamo come elaborare il lutto perché la morte fino a oggi avveniva all'interno di qualche istituzione che la nascondeva e se ne prendeva cura; è l'industria della morte. La morte non è più personale. Ma l'epidemia di Covid 19 ci ha sbattuto la morte in faccia. I tragici filmati dell'Ecuador, con i morti abbandonati per le strade, le fosse comuni, dall'Iran a New York, ci fanno capire che la morte è sempre presente e fa parte delle nostre vite (...)"
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