L' isola che c'è. Evento romanzato tra gli equivoci della precaria geografia triestina

L' isola che c'è. Evento romanzato tra gli equivoci della precaria geografia triestina

Il contatto incidentale tra una giovane dell'est e un esempio frequente di anziano solitario, è il pretesto per chiarire ambiguità su luoghi comuni, diffusi nelle zone contigue per ignoranza e per calcolo. Offre l'opportunità di puntualizzare una realtà cittadina piuttosto rara, di come alla condivisione culturale italiana analoga al resto della penisola, siano state liberamente adottate spicciole usanze multietniche del periodo asburgico. Un insieme di accostamenti che hanno reso uniche le caratteristiche cittadine. Nella impossibile convergenza generazionale della vicenda, attraverso punti chiave, monumenti e date storiche, lo spunto per sottolineare queste specificità difficili da comprendere. L'epilogo è malinconicamente analogo a quello triste e più importante della parabola cittadina, orfana delle condizioni oggettive che la costringono a desiderare da chi di dovere, ciò che non ha ancora avuto e rimanere all'erta per quanto dall'esterno vicino e limitrofo, viene tuttora imposto e preteso.
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