Messina fatamorgana e disincanto

Messina fatamorgana e disincanto

"Messina è già di per sé poesia e il suo Stretto, regno di Scilla e Cariddi, per le cui acque passò Ulisse, è un "luogo sacro" (come lo definì Pascoli), che sfugge alla comprensione umana. Quella peloritana, infatti, non è una città che si svela agli occhi del turista distratto o del viandante frettoloso, ma necessita di uno sguardo critico, di uno sguardo (per usare un'espressione di Giovanni Bechelloni) "lungo" e nel contempo "largo", che va a sostituire lo "sguardo corto" di chi pensa che osservare da una prospettiva più ampia possa essere faticoso e pericoloso, ma anche lo "sguardo ritorto" di chi, concentrato sul passato, non carpisce i mutamenti in atto. Messina, per essere compresa, necessita di uno sguardo curioso, "quella curiosità colta che solo i viaggiatori di altri tempi possedevano" e l'unica che ci permette di scorgere, nella disperazione del suo presente, il suo passato glorioso."
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