Rapinatore per gioco. Storia vera di un ludopatico

Rapinatore per gioco. Storia vera di un ludopatico

Il giocatore d'azzardo esprime un ego che non riesce a controllare. Perde l'affetto dei suoi genitori, il bene della ragazza che ama, la sincerità delle amicizie. Si circonda solo di persone interessate a procurarsi denaro da consumare nel gioco, al casinò, alle corse dei cavalli, frequentando bische clandestine. Paolo Pennacchione è il protagonista di questa storia vera. Nato a Ortona in provincia di Chieti, da una famiglia di umili origini, viene sopraffatto dal suo bisogno irrefrenabile di denaro da puntare al tavolo da gioco o su una tris di gare di cavalli. A un certo punto, il suo bisogno patologico del rischio, della scarica adrenalinica, gli impone di alzare il tiro. Iniziano i suoi rocamboleschi "prelievi illegali" come rapinatore di banche. A poco più di trent'anni si rende artefice di quaranta rapine, per un totale di alcuni milioni di euro. Si aprono i cancelli della prigione, che lo custodiranno per qualche tempo. Chiede e ottiene misure alternative. Le sfrutta non per restare a casa e meditare sui suoi sbagli ma come occasioni per continuare a realizzare altre rapine e altre puntate al gioco di cui non può farne a meno. Ritorna in carcere. Entra e esce. Per un periodo si trasferisce in Spagna. Guadagna anche qui il "privilegio" di un posto nelle prigioni andaluse. Presentanzione di don Luigi Ciotti.
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