Il linguaggio come luogo dell'altro. Sergio De Risio e la sua poesia

Il linguaggio come luogo dell'altro. Sergio De Risio e la sua poesia

Un viaggio, quello che intraprende l'autrice, alla scoperta di Sergio De Risio, uno degli autori più "incompresi" del nostro panorama letterario. Il linguaggio diventa subito il protagonista assoluto, ma in realtà ci si accorge presto che le parole non bastano più, o forse non sono mai realmente bastate, a spiegare il mondo che ci circonda. Come, del resto, non è facile comprendere appieno il significato delle poesie di De Risio, soltanto alla fine del viaggio, con la raccolta "Metamorfosi Reali", che costituisce il cuore della poetica derisiana, ci ritroviamo a un passo da quella verità che bramiamo e che, imperterrita e crudele, continuerà sempre, e per sempre, a sfuggirci. Dal confronto con altri autori - Lacan, Shakespeare, D'Annunzio, Beckett -, emerge chiaramente che De Risio è perfettamente conscio dell'insufficienza della parola, tuttavia non si dispera di questa sorta di afasia di cui il genere umano è vittima. Anche se insufficiente, la parola resta comunque il mezzo prezioso di cui l'uomo, il poeta, dispone per "raccontarsi" e per nominare non soltanto se stesso, ma anche l'"altro da sé".
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