Il male sordo. Tra pratica e assunzione

Il male sordo. Tra pratica e assunzione

La vita sovente si manifesta come ciò che irrompe e frantuma il modo rassicurante di rappresentare e di significare il mondo in cui esistiamo. L’assurdo, allora, fa irruzione lasciando intravedere come al di là di tutto, a fondamento, non ci siano tanto un senso e un orizzonte promettente, quanto piuttosto il caos. Ci si affaccia – si è scaraventati – in una dimensione molto concreta, in cui tutto perde di significato e diviene indifferente. Si viene sopraffatti dal male, che non può essere ricondotto a un’azione, umana o non-umana, di fronte alla quale si potrebbe ancora reagire, né può essere spiegato e quindi ricondotto all’interno di un mondo, un sistema di significati. Di fronte a questa situazione, alle volte, ma non sempre, si manifesta non tanto una via d’uscita, quanto piuttosto un modo di stare, di abitare al bordo di questo abisso, senza venirne risucchiati. Il corpo, al di là della contrapposizione corpo-carne, può diventare allora luogo di questa possibilità.
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