Giocoliere davanti agli occhi e altre poesie (1968-2024)
Leggere le poesie di Nicola Miglino è entrare in un laboratorio di luce e memoria, in cui l’anima si muove con l’agilità di un giocoliere e la pazienza di una carpa. La sua voce poetica, colta e al tempo stesso immediata, trasforma ogni immagine quotidiana – un ragazzo sul treno, una madre che muore, un gatto che dorme acciambellato – in un’epifania di bellezza, in un lampo di coscienza che illumina il fragile miracolo dell’esistere. La poesia di Miglino è nutrita da una doppia radice: quella classica e mediterranea, che porta con sé la limpidezza delle acque campane, il culto della parola e della misura; e quella moderna e ironica, nutrita di letture raffinate (Penna, Genet, Joyce, Céline, Pound) e di una sottile sensualità intellettuale. Da questa fusione nasce un linguaggio che alterna tono elegiaco e cadenza giocosa, sacro e profano, memoria e carne. Il mondo di Miglino è popolato da figure adolescenti, animali, angeli, giovani in metropolitana, santi e sirene: un teatro umano e visionario, dove l’amore – sempre sospeso tra l’innocenza e la ferita – è il vero protagonista.
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