Divorata
Milano. Margherita, impiegata e madre di famiglia, in un bancomat conosce Valeria, una senzatetto che passa lì la notte e che le chiederà di tornare. Così si sveglia prima del solito e va da lei, che le racconta stralci del suo passato che Margherita farà fatica a rimuovere e sui quali si confronterà. Sono molto diverse, per generazione e per esperito. Valeria ha vissuto sette vite: nata in una famiglia di lavoratori agricoli, va al liceo, scappa di casa, poi si sposa. Con il ricco marito ha quattro figlie. Ma Lina primogenita, da bimba viene chiusa in manicomio: è il padre a volerlo per coprire i suoi abusi. Quando uscirà, in stato semi-vegetativo, vivrà con la madre Valeria già segregata in camera dal marito. Valeria racconta di avere dato fuoco alla loro casa per uccidere Lina e non farle ricordare quanto le era accaduto. Poi sparisce e Margherita accusa il vuoto esistenziale e la necessità di sapere: scopre che ha sì incendiato casa, ma senza morti: Lina è davvero esistita? Chi è Valeria? Si conclude con Margherita che ancora cerca le risposte, divorata dal racconto di Valeria, e si regala tempo: per sospendere il giudizio e prendere le distanze anche da sé stessa.
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