E il Signore non fece il miracolo

E il Signore non fece il miracolo

«In verità io vi dico: nessun segno sarà dato a questa generazione». Così risponde Gesù ai farisei che gli chiedono un segno dal cielo. Il problema è che, nel momento in cui lo dice, ha già guarito un'infinità di ciechi, storpi, zoppi, sordi, lebbrosi, indemoniati; e ha appena terminato di sfamare quattromila persone con pochi pani. Come si spiega questa contraddizione? Se si ignora il codice comunicativo con cui gli evangelisti hanno trasmesso i miracoli, essi diventano effetti speciali a fondo mistico. Non parlano più al lettore, sospesi tra il racconto fantastico e la devozione dogmatica. Se si legge invece il miracolo come racconto costruito da un autore che ha utilizzato tecniche precise, tutto cambia. Gesù non appare più un santone onnipotente, ma uno stratega che usa ogni gesto per formare, provocare. Chiamare a sé. Camminare sull'acqua, guarire un cieco o resuscitare un morto sono azioni-segnale. Sta al lettore capire di quale straordinarietà sta parlando l'autore.
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