L'intelligenza artificiale di Pinocchio. Ha ancora senso apprendere nell'era dei chatbot?

L'intelligenza artificiale di Pinocchio. Ha ancora senso apprendere nell'era dei chatbot?

Se una parte crescente del lavoro intellettuale viene delegata alle macchine, quale spazio resta per l’autonomia del pensiero? Che cosa significa davvero imparare quando delle risposte sono sempre immediatamente disponibili? E quale tipo di intelligenza vogliamo continuare a formare negli esseri umani? In questo nuovo scenario il problema non è soltanto tecnologico: è prima di tutto culturale. Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, Pinocchio diventa una metafora, sorprendentemente attuale e inquietante allo stesso tempo, della condizione delle persone in crescita. Nell’era dell’intelligenza artificiale, il rischio non è sviluppare macchine sempre più intelligenti, ma abituarci a delegare a esse parti sempre più ampie e importanti del nostro pensiero. Da qui nasce una riflessione sul futuro della formazione e sul rapporto tra intelligenza naturale e artificiale: perché la questione decisiva non è cosa possano fare le macchine, ma fino a che punto gli esseri umani siano disposti a lasciare che qualcuno o qualcosa muova i fili.
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