La psicologia della zia ricca e il mistero della sua immortalità in 25 racconti esemplari

La psicologia della zia ricca e il mistero della sua immortalità in 25 racconti esemplari

25 racconti, mordaci e divertenti, che ritraggono altrettante zie raccapriccianti – da zia Amalia a zia Zerlinda – e i loro avidi nipoti, inchiodando al muro del salotto la società borghese d'inizio Novecento. «In una storia in cui i protagonisti sono una zia ricca, un cane e un nipote, non ci si può aspettare che tra gli ultimi due corra buon sangue». «La zia ricca è immortale!» è la tesi che si propone di dimostrare il sarcastico narratore di questo piccolo libro: una “antolozia”, come recita lo scherzoso sottotitolo originale, di racconti esemplari che vedono opposti avidi nipoti a zie tanto benestanti quanto longeve, perché «esiste una specie umana assolutamente immune da ogni contagio letale, anche al contatto con la venefica mano della Signora Morte: è la stirpe delle zie ricche delle quali tanti si credon gli eredi». Manco a dirlo, in tutte queste storie le fatiche dei nipoti per assicurarsi un’eredità – tra ruffianerie, sotterfugi rocamboleschi e soprattutto lunghe, estenuanti attese – si risolvono immancabilmente in fallimento; ma è un fallimento che, per quanto annunciato, riesce sempre, grazie al talento comico di Erich Mühsam (attivo anche come cabarettista), a prendere il lettore in contropiede. Proprio nella capacità di declinare in modi sempre nuovi il triangolo zia-nipote-ricchezza sta il divertimento di La psicologia della zia ricca, uscito originariamente nel 1905. Questi venticinque racconti ci calano tra le tappezzerie e i soprammobili di un mondo popolato di mecenatesse, pellicciai, esattori delle imposte e pittrici (del resto, «che fra venticinque zie ricche ce ne sia una pittrice è ovvio e naturale»). Ma, avanzando nella lettura, quelle che parevano storielle spiritose si rivelano una mordente critica del capitalismo e della morale borghese: un tassello della militanza politica che nel 1933 avrebbe attirato su Mühsam, l’«ebreo rosso», le ire del Terzo Reich.
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