Posizionamenti. Traiettorie, configurazioni e pratiche nei campi di produzione intellettuale

Posizionamenti. Traiettorie, configurazioni e pratiche nei campi di produzione intellettuale

A cosa ci riferiamo, esattamente, quando usiamo il concetto di “intellettuale”? Si tratta di una categoria storica? Oppure può considerarsi una categoria analitica applicabile in ogni contesto storico-sociale? Per “intellettuale” bisognerebbe intendere – adottando una definizione ristretta – quella specifica classe di agenti sociali provenienti dalle professioni intellettuali che prendono posizione nei dibattiti pubblici? Oppure sarebbe meglio adottare una definizione più ampia, capace di racchiudere l’insieme di coloro che svolgono un’attività di tipo intellettuale? E in che modo è possibile analizzarne le prese di posizione senza cedere né a una visione eroica dell’impegno, né a una riduzione funzionalistica delle pratiche del sapere? In termini metodologici, si deve circoscrivere a priori la nozione di “intellettuale” prima di cimentarsi in un’analisi empirica? Oppure sarebbe più opportuno abbandonare ogni definizione sostanzialistica e osservare, nello spazio sociale stesso, quali sono le lotte per la definizione legittima di cosa sia un intellettuale?
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