La terra nuda
La vita di Blas inizia, progredisce e si consuma su quegli stessi sentieri impervi che l’hanno visto nascere in un soffocante mezzogiorno d’agosto degli anni Trenta. Nel suo villaggio, incassato tra le montagne a tal punto da chiamarsi El Hoyo (Il buco) – un paese dimenticato, decrepito, impantanato nella memoria dei tempi –, conosce gli animali, le vigne e i pomodori, l’amore, si prende cura della famiglia, nutre la terra perché non si arrabbi anche lei, sa anche mantenere qualche segreto e muoversi di giorno e di notte senza essere fermato dalla Guardia Civil. Fa quello che tanti hanno fatto prima di lui ma che, probabilmente, nessuno farà dopo. Perché lì, nello stesso luogo dove è nato, morirà a ottant’anni, senza rendersi conto di portare con sé un modo di vivere antico e già dimenticato. La vita di Blas è una storia ordinaria che il fiume del tempo ha già reso unica, è la storia di un intero Paese e della scomparsa della civiltà contadina. Un’ode alla vita di montagna e a una società rurale al suo tramonto che poco ha a che fare con certe rappresentazioni idealizzate e che si sviluppa in un romanzo dall’andamento epico, popolato di personaggi vivi e reali. Una narrazione bella e spietata e allo stesso tempo magnetica in cui la piccola e la grande Storia si incontrano e raccontano ciò che siamo stati e non siamo più.
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