I tre volti dell'antifascismo

I tre volti dell'antifascismo

Con la morte di Benito Mussolini e la caduta del fascismo, a rigor di logica non ci sarebbe stato più un antifascismo. Invece quest’ultimo, dopo oltre ottant’anni, è ben presente nel dibattito politico e negli slogan di piazza, tanto da essere invocato come un dovere morale. Ma come è possibile un antifascismo senza fascismo? Per rispondere alla domanda e affrontare l’apparente paradosso alla base di questo lavoro, l’autore risale indietro nel tempo, dallo scontro interventismo/neutralismo alle vicende del primo conflitto mondiale, dal tormentato primo dopoguerra all’emergere del fascismo. Insieme alla genesi e alla parabola del regime tratteggia i tre volti che allora assunse l’antifascismo: quello liberale di Benedetto Croce, quello comunista di Palmiro Togliatti e quello incarnato dal Partito d’Azione. Infine ripercorre le vicende dell’Italia repubblicana, quando si trascende il piano della storia con un nuovo antifascismo che eleva il fascismo a fenomeno metastorico, come “male assoluto”, identificandosi al contempo con il dovere di combatterlo nei personaggi che, di volta in volta, da Craxi a Berlusconi e a Meloni, vengono bollati come “fascisti”. Quello stesso clima che aveva osteggiato la visita alle Foibe dell’allora presidente Cossiga, nel 1991, spingendolo a esclamare: «Altro che Liberazione!».
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