Nubifragio
L'isola appare all'improvviso, un taglio di roccia nera dopo quattro ore di celeste compatto, odore di nafta e rollio. La luce scivola sull'acqua come su carta lucida, quando Marta e Gerry, una coppia di quarantenni con una figlia di due anni, si mischiano alla folla di vacanzieri scalpitanti. La settimana perfetta che attendono da un anno sta per cominciare. Attorno a loro si crea una piccola comunità: gli amici Lorenza e Giovanni, Blu, la scontrosa figlia di lui, un celebre architetto vanesio e una donna misteriosa venuta sull'isola con un progetto preciso. Sono allegri e fatui, perfettamente a proprio agio nella scia di chiacchiere futili e battute, improvvise malinconie e primi bilanci esistenziali. Ma un senso di disastro imminente sembra aleggiare sulle loro teste, è lo spirito di questo tempo inquieto: si ride mentre il mondo affonda. Tra una chiacchiera e l'altra però il cielo si fa scuro, il vento si alza e, quando la montagna inizia a crollare, il disastro metaforico prende dei contorni terribilmente reali. Nicola Ravera Rafele si trovava a Stromboli la notte in cui l'isola è stata devastata e la sua casa travolta. A partire da questa esperienza, come solo i veri scrittori sanno fare, ha immaginato un romanzo corale e potente in cui i grandi temi del nostro tempo – la paura del cambiamento, la fragilità delle relazioni, il senso di precarietà totalizzante – si trasformano in un racconto luminoso, di rara intensità emotiva. Una riflessione lucida e struggente su cosa ci tiene uniti e cosa rischia di dividerci quando il mondo, dentro e fuori di noi, vacilla.Proposto da Sandra Petrignani al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«Nel sapiente palleggio fra introspezione e narrazione oggettiva un gruppo di persone di diversa età viene raccontato durante i giorni di vacanza in un’isola selvatica, ma confortevole. Eppure la leggerezza delle chiacchiere e di un tempo che si vorrebbe perfetto nella cornice di un’indimenticabile estate sono destinati a scontrarsi con l’esplosione di una natura improvvisamente ostile. Nicola Ravera Rafele semina presagi in indecifrabili inquietudini interiori come nell’instabilità dei venti, delle correnti marine, dei colori al tramonto. E mentre si precisano le storie di una generazione, cosiddetta Millennial, nel confronto con le altre, narrata in uno stile originalissimo fra il filosofico e il contemplativo autoironico di un Woody Allen prima maniera, si prepara la catastrofe. Tutto ciò che era solida bellezza si trasforma in mobile nubifragio e la semplice sicurezza di restare in vita viene minata in modo spaventoso. Sull’onda di un’esperienza realmente attraversata, Nicola Ravera Rafele costruisce un romanzo trascinante, domina con mestiere invidiabile i capovolgimenti (sempre seccamente introdotti come da quel pauroso: “Cominciò a piovere dopo mezzanotte…”) e nella parte finale travolge il lettore come lo sono i suoi personaggi nella furia della pioggia e del fango, senza mai sospendere le domande fondamentali che sempre l’arte dovrebbe porci.»
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