Atto di violenza

Atto di violenza

«È molto semplice: restate tutti a casa.» Questo anonimo slogan è stato in grado di contagiare un'intera città. Le strade sono vuote. La paralisi si diffonde. Quasi nessuno andrà a lavorare. Trasporti, negozi e fabbriche cessano le attività. Una rivolta collettiva sembra possibile senza spargimento di sangue. Narrato con la forza e l'astuzia di una delle voci principali della letteratura catalana del ventesimo secolo, Atto di Violenza ci pone di fronte a un potente interrogativo: cosa accadrebbe se sommassimo le forze in uno sciopero collettivo e indefinito? La risposta è uno dei libri più rappresentativi e celebri di Manuel de Pedrolo. Un romanzo in cui questo aspirante alle utopie ci parla di resistenza e oppressione, di solidarietà e violenza, di coinvolgimento e indifferenza.
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Recensione del libro fornita da lottavo.it

Di Geraldine Meyer

Manuel de Pedrolo, scrittore catalano, scrive Atto di violenza nel 1961 subendo la censura del franchismo. E a Franco e al franchismo ci riportano le pagine di questo libro. Un libro composto al novanta per cento di dialoghi e di scene ben distinte l’una dall’altra i cui protagonisti sono, a volte, legati tra loro, a volte no. Dandoci così una sceneggiatura che diventa una storia raccontata da diversi punti di vista. Una rivolta silenziosa in cui il popolo si ribella sottraendosi, non facendosi trovare, lasciando il potere in una specie...

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