Sul declino dell’umano

Sul declino dell’umano

"Non fare niente non dire niente non essere niente". Mi accorgo d’improvviso che ne so meno di un animale, forse l’animale che è in me (che vuole vivere da randagio) conosce ciò che io non conosco, né mai potrò conoscere, perché ne saprò sempre meno di lui. Il Male (anche quello “banale” che poi, inevitabilmente, può trasformarsi in Male assoluto) è fin dalle sue origini radicato nell’animale umano, vi ha piantato le sue radici quando un uomo ha iniziato a pensare di essere migliore e quindi superiore al suo simile. Dimenticare (e dimenticarsi) è il primo passo verso una possibile guarigione. La forma di disperazione più alta è non essere più ciò che si è. Per mettere alla porta e rifiutare ciò che ci opprime dovremmo innanzitutto rifiutare noi stessi. Cercare nelle cose oscure, nelle cose che continuamente ci sfuggono una possibile strada: abbandonarsi all’anonimato, alla insipienza e alla dimenticanza. Nel buio di una solitudine offesa si nascondono occasioni di svelamento e, forse, di liberazione. Ho sempre (fin dall’infanzia) avuto la sensazione strana che mi sarei trovato bene laddove non sono mai: dove non sono è quel luogo sconosciuto chiamato Altrove, la patria vera del sogno e della nostalgia.
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