Le Ricordanze di Bartolomeo Romanelli

Le Ricordanze di Bartolomeo Romanelli

«Dimonstrava essere officio del mercatante e d’ogni mestiere, quale abbia a tramare con più persone, sempre scrivere ogni cosa, ogni contratto, ogni entrata e uscita fuori di bottega, e così spesso tutto rivedendo quasi sempre avere la penna in mano». A scriverlo è Leon Battista Alberti nei Libri della famiglia. Ancora a distanza di un secolo, queste parole potrebbero descrivere con sorprendente precisione il libro di Ricordanze dell’aquilano Bartolomeo Romanelli. Il manoscritto, qui pubblicato e commentato per la prima volta, restituisce la voce e la memoria di un orafo e mercante del Cinquecento, attivo tra L’Aquila, Roma e Napoli. È un documento che illumina, dall’interno, le pratiche del mestiere, le dinamiche del mercato artistico e le relazioni tra centro e periferia nell’Italia della prima età moderna.
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