Senza consenso. Vite, solitudini e tribunali nell’era digitale
I processi raccontano storie. Parlano della cultura di un’epoca, delle paure e delle fragilità di chi – suo malgrado – ha varcato le aule di un tribunale da protagonista. Mai come negli ultimi vent’anni le corti di giustizia hanno dato voce a giovani vite disorientate, spaventate, spesso ossessionate da una presenza costante e silenziosa: il digitale. Social network, chat, app di incontri, intelligenza artificiale sono diventati compagni invadenti di un’esistenza sempre più solitaria, dove le “regole del gioco” sono state impietosamente ribaltate. Così i giudici si sono ritrovati a sostituire i genitori nell’impartire regole di educazione quotidiana per la protezione dei figli, al posto di chi, per natura, dovrebbe farlo. La solitudine di madri, padri, ragazze e ragazzi affiora tra le pagine di questo libro, che ci costringe a guardarci allo specchio attraverso lo sguardo lucido e partecipe di un’avvocata che da anni cerca di rimettere ordine nel caos generato dal big bang digitale che nessuno di noi era davvero preparato ad affrontare.
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