Una yurta sull'Appennino. Storia di un ritorno e di una resistenza

Una yurta sull'Appennino. Storia di un ritorno e di una resistenza

Una yurta sull'Appennino. Storia di un ritorno e di una resistenza: La storia del pastore che ha sconfitto il terremoto | Marco Scolastici era un ragazzo come tanti, iscritto alla facoltà di Economia a Roma, pieno di incertezze sul futuro. Poi un giorno, in un bar, si è imbattuto in una foto su un calendario: ritraeva il vecchio acero di Macereto, il Monte Bove, i pascoli in cui suo bisnonno Venanzio era cresciuto: curandoli, desiderandoli e infine comprandoli. Meno di una settimana dopo Marco ha lasciato la capitale. Il suo è stato un viaggio di ritorno verso casa difficile, talvolta doloroso, e quando pareva concluso la terra ha cominciato a tremare: era il 2016. Il buon senso gli suggeriva di scappare, ma quello sconosciuto altopiano delle Marche per lui era la vita. Non poteva abbandonare le sue pecore, i suoi asini, i maremmani. Cosí ha montato una yurta mongola accanto alla propria casa inagibile e ci ha trascorso l'inverno. Il sisma non sarebbe stato la fine di tutto, ma l'occasione per un nuovo inizio | «Fuori la neve continua a scendere silenziosa. È ormai quasi buio. Nella yurta invece è caldo. Bevo l'ultimo sorso dalla tazza e infilo la giacca per tornare al lavoro. Ciclopi, terremoti e bufere facciano quel che devono, io sono Marco Scolastici e dalla mia Itaca non me ne vado piú»
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Recensione del libro fornita da lottavo.it

Di Geraldine Meyer

C’è un legame tanto sottile quanto tenace tra questo Una yurta sull’Appennino e Il filo infinito di Paolo Rumiz. Un filo che è fatto di luoghi e di resistenza. Perché se Rumiz, proprio partendo dall’Appennino ci raccontava la storia di resistenza dei benedettini, a partire da quei luoghi, questo libro ci racconta di un’altra resistenza. Quella di chi non se ne va. Anzi torna e resta...

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