La nazione perduta. Ferruccio Parri nel Novecento italiano

La nazione perduta. Ferruccio Parri nel Novecento italiano

Il libro ripercorre la vicenda di Ferruccio Parri, figura di primo piano dell'antifascismo, capo della Resistenza, primo presidente del consiglio del dopoguerra. Due momenti fondamentali segnano la vita politica di Parri: l'avvento del fascismo nel 1922 e la "legge truffa" nel 1953. Il primo accelerò il passaggio di Parri da un mentalità politica di derivazione antigiolittiana, intrisa di antiparlamentarismo e di elitismo, a una posizione di carattere liberale e democratico; in occasione della seconda Parri abbandonò la liberal-democrazia e si spostò a sinistra riaffermando il primato dell'antifascismo. Come illustra l'autore nella sua accurata ricostruzione, sullo sfondo di queste trasformazioni si delinea una attenzione costantemente riaffermata per il tema della nazione. Una nazione che per Parri è "perduta" nel senso che l'aspirazione a realizzare una maggiore omogeneità sociale e territoriale dell'Italia si scontra con una organizzazione della politica come mediazione degli interessi dei ceti sociali privilegiati.
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