Il mito della Belle Époque. Società e politica nell'Italia giolittiana
La sera del 4 ottobre 1883 il viaggio inaugurale dell'Orient Express segnò nell'immaginario collettivo l'inizio di un'epoca di felicità e modernità, la Belle Époque, e il passaggio tra il “lungo Ottocento” e la nascente società di massa. Fu un periodo di progresso e di sviluppo che trovarono dovunque un riscontro sfolgorante, nell'arte, nella scienza, nel cinema degli albori. Come racconta il volume, però, sia in Italia che altrove, gli anni scintillanti dell'operetta, del café chantant e dei primi viaggi di piacere furono contrassegnati anche da brucianti contraddizioni e dolenti riforme mancate. Nell'Italia giolittiana, lo squilibrio fra Nord e Sud divenne una frattura, l'esodo dei migranti verso le Americhe fu un'inarrestabile piaga sociale e la contagiosa febbre imperialistica fece da sfondo a una pace illusoria, che tutti credevano non dovesse finire mai. E invece finì: il 15 aprile 1912, il tragico naufragio del Titanic, la nave più bella, più tecnologica e allora considerata inaffondabile, infranse l'ignara fiducia nel progresso interminabile mentre intanto il primo conflitto mondiale, la guerra più luttuosa e dolorosa di quelle mai combattute, era già all'orizzonte.
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