Ritratto di un'onesta utopia. La vita e l'eredità di Thomas Sankara
A metà degli anni Ottanta, uno dei paesi più poveri dell'Africa ha sognato di poter davvero costruire il proprio futuro grazie a un giovane capitano rivoluzionario. Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987, ha cacciato i francesi attraverso un colpo di Stato e traghettato quello che veniva chiamato Alto Volta verso l'indipendenza. Ha trasformato la sua terra partendo dal basso, entrando in sintonia con il popolo e convincendolo a uscire dalla miseria con le proprie forze. Anticonformista, brillante oratore, con uno stile di vita sobrio Sankara conduceva le sue battaglie per l'autodeterminazione del popolo burkinabé. Forse ingenuo o forse sognatore, era un ecologista e femminista ante litteram: difendeva la fragile natura saheliana e voleva emancipare le donne dallo sfruttamento della cultura tradizionale. Thomas Sankara venne fatto uccidere il 15 ottobre 1987 dal suo amico più caro e compagno di lotta, Blaise Compaoré. Ma il suo pensiero è rimasto un esempio per il mondo postcoloniale: la sua immagine e le sue parole campeggiano sulle magliette, sugli adesivi delle auto, nei disegni sui muri. Grazie alle battaglie che ha combattuto, il suo sogno di «osare inventare l'avvenire» è ancora vivo tra i giovani che ne evocano il nome.
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