Il rapimento di Proserpina. Testo latino a fronte

Il rapimento di Proserpina. Testo latino a fronte

È a Proserpina, e al suo sempiterno mito, che Claudiano dedicò questo poema in tre libri, scritto attorno al 397 e rimasto suggestivamente incompiuto. Visionario e impetuoso nei suoi snodi narrativi, Il rapimento di Proserpina – che fu prima Persefone o Core al cospetto del dio Ade, nel mito greco – unisce al fascino mitologico l’“iridescenza trascolorante” di una poesia latina tardoantica potente e terribile, dinnanzi a un Impero ormai alle soglie del disfacimento. Milo De Angelis ne restituisce tutta la forza originaria in una prosa screziata, capace di amplificare non solo l’efficacia sonora e figurativa della scrittura di Claudiano, ma la persistenza emotiva e sentimentale dei suoi protagonisti, sullo sfondo di una Sicilia dai tratti vivissimi: Proserpina, certo, ma anche il malinconico Plutone che la conduce agli Inferi per farne la sua sposa, e Cerere, soprattutto, madre a cui è stata strappata l’unica figlia, madre divina che nella disperazione non cede al volere degli altri dei e si fa minaccia, si fa collera, fino a riscrivere il ritmo delle stagioni.
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