Alchimia come arte ieratica

Alchimia come arte ieratica

Nel corso della sua esplorazione dei diversi domini della spiritualità islamica Henry Corbin aveva a più riprese evocato il ruolo particolare e l’importanza dell’alchimia come via d’accesso alla realtà metafisica. Il presente volume riunisce tre studi dedicati esclusivamente all’alchimia. Si tratta della traduzione commentata di testi brevi ma decisivi, che non si limitano alla semplice descrizione d’operazioni, ma affrontano apertamente la questione della portata della Grande Opera nella ricerca spirituale musulmana. [...] I tre testi, che si completano a vicenda, forniscono lumi preziosi per la comprensione del ruolo dell’alchimia in terra d’Islam, ruolo che fu notevole. Assai presto sapienti e medici musulmani si erano in effetti vivamente interessati alle attività alchimistiche di cui avevano scoperto l’estensione in Egitto, in Siria e in Mesopotamia all’epoca delle conquiste. L’insegnamento attribuito a Ermete e ai grandi ermetisti, trasmesso in particolare con la famosa Tavola di Smeraldo e l’opera attribuita ad Apollonio-Balînâs, fu in breve tempo percepito come il nucleo di un sapere, di una sapienza di gran lunga eccedenti l’interesse materiale delle manipolazioni di laboratorio. «Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso» dichiarava Jâbir ibn Hayyân «è a mio parere il principio più chiaro e più utile che esista nell’alchimia». (Dallo scritto di Pierre Lory)
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