I lettori di manoscritti
Che fosse impacciato o ansioso, involontariamente comico o eccessivamente freddoloso, esasperatamente lento o svagato, teatrale o penoso, plateale o manieroso, arrogante o persino minaccioso, il lettore di manoscritti – ovvero un individuo sconosciuto che soleva infilarsi con ogni scusa più o meno plausibile in casa degli scrittori e, più in generale, degli intellettuali tardo-ottocenteschi per lanciarsi in interminabili, grottesche e talvolta persino pericolose prolusioni dei loro manoscritti – era una vera e propria calamità ai tempi del De Amicis. In questa opera spassosa, partendo dalle sue personali esperienze il grande scrittore di Oneglia tratteggia i caratteri di questi curiosi personaggi, pennellando con sagacia uno dei più curiosi e dimenticati costumi della sua epoca, quando ancora il grande intellettuale non era inarrivabile e dietro un'umanità tra le più varie c'era ancora la speranza di trovare una strada per farsi ascoltare. Prefazione di Barbara Fermi. Introduzione di Ugo Mancini.
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