Elvis. L'ultimo treno per Memphis-Amore senza freni

Elvis. L'ultimo treno per Memphis-Amore senza freni

Opera monumentale e definitiva: la biografia del Re del rock Elvis Presley, curata da una firma nota nel panorama del giornalismo musicale americano, Peter Guralnick. Guralnick è uno storico della musica moderna, autore di saggi puntuali e suggestivi, poco incline al sensazionalismo gratuito da tabloid. In queste pagine non troverete traccia di droghe, eccessi, abusi e overdose. Non leggende metropolitane sul burro di arachidi e sulla presunta seconda e terza vita di Elvis. Non gratuite, almeno. Non che esulino dal triste dettato della cronaca. L'Elvis ritratto nel primo volume è un ragazzo giovane, con una grandissima differenza rispetto alla grande massa anonima dei suoi coetanei, un imprevedibile valore aggiunto: ha un dono. Sebbene niente nella sua infanzia e nella sua educazione avrebbero fatto pensare alla genesi di un fenomeno del genere, Elvis ha saputo coltivare da solo e nutrire le plaghe del suo talento, quello che lo ha aiutato a creare una nuova forma d'arte e a cambiare il costume dei suoi tempi e quelli a venire. L'ascesa e il trionfo di un eroe moderno sono il tema centrale di questa prima parte della biografia di Guralnick, una storia cominciata cinquant'anni fa, durante le pause di una sfortunata 'session' di registrazioni allo studio di Sam Phillips a Memphis, quando un ragazzino timido e beneducato, vestito in modo strano, occupò la scena cantando il vecchio standard blues "That's All Right". Phillips rimase impressionato e fu l'inizio di tutto. L'Elvis dei primi successi, dipinto da Guralnick, è un ragazzo ingenuo e baciato dalla Musa, i cui sogni più impossibili si realizzano in sequenza, uno dopo l'altro, e lo lasciano prigioniero del suo stesso successo. Ore di interviste e di ricerca sul campo hanno regalato all'autore l'impressione di un uomo abbastanza disinteressato alle cose del mondo, ossessionato dall'ansia di piacere e davvero dispiaciuto dalla mancanza di consenso, morbosamente legato alla madre e incapace di relazioni durature. Guralnick, da vero maestro, lascia che i fatti parlino da sé. Il metodo analitico e scrupoloso di Guralnick ha reso un servizio vero alla storia della musica moderna e ai milioni di fan sparsi in tutto il mondo. Il secondo volume parte esattamente da dove il primo si era interrotto, e vediamo Elvis affrontare il suo celeberrimo servizio militare in Germania, dove incontra per la prima volta una ragazzina quattordicenne di nome Priscilla Beaulieu. Poi il ritorno in America, la decade di b-movies, il matrimonio con Priscilla, un breve ritorno alla gloria assoluta, nel 1968, e la surreale figura del grassissimo Elvis della fine, ricoperto di gioielli, avvolto da enormi tute bianche, destinato a una morte terribile e ineluttabile. Da una serie di eventi come questo, che si presterebbe a interpretazioni facili e grossolane, Guralnick sceglie di tracciare un ritratto rispettoso, di restituire dignità alla figura tragica degli ultimi anni, quella degli sconfinamenti nel misticismo e degli abusi. Ma, ancora più importante, Guralnick mostra di aver compreso il disegno artistico di Elvis, troppo spesso trascurato: "Lo vedo nello stesso modo in cui doveva vedersi lui agli inizi, come un ragazzo con l'ambizione di abbracciare ogni genere e standard della tradizione musicale americana". Dal rock al blues, al country. E, sempre secondo Guralnick, il ragazzo ci è riuscito, in alcuni momenti memorabili di una carriera memorabile.
 
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