La prosa delle cose. Studi sul marxismo di Antonio Labriola

La prosa delle cose. Studi sul marxismo di Antonio Labriola

Muovendo dalle più recenti acquisizioni documentarie pubblicate nell’Edizione Nazionale delle Opere, il presente volume ricostruisce i significati che Antonio Labriola attribuì ai concetti fondamentali del comunismo critico. Tre questioni principali sono messe a fuoco nelle pagine che seguono: la lettura del pensiero di Marx e Engels, la filosofia della praxis e il problema del significato della storia. L’interesse per il Labriola maturo non risiede solo nella critica della metafisica positivistica, ma anche nell’irriducibilità del suo marxismo agli impianti dottrinari di Hegel (dialettica) e Herbart (metafisica pluralistica). Ci si è allora sforzati di cogliere in itinere, nel suo farsi, lo scarto teorico compiuto dai presupposti assimilati nella formazione precedente. Ma vi è di più. La concezione che prende forma nelle lezioni, negli appunti e nei testi a stampa dell’ultimo decennio presenta tratti di originalità anche rispetto alle fonti dirette, Engels e Marx. Obiettivo del libro, pertanto, è chiarire l’‘apporto personale’ di Labriola alla teoria del socialismo, attraverso l’indagine sul concetto filosofico di «lavoro» (Discorrendo), sul criterio metodico che consente di applicarlo a situazioni concrete (Del materialismo storico) e sul rapporto tra coscienza di classe e dinamismo economico-sociale (In memoria). Nei suoi scritti non è ravvisabile alcuna attestazione di fede, utopia o visione totalizzante: solo il tradursi dei conflitti reali nella consapevolezza di un soggetto collettivo rende possibile, per lui, la previsione morfologica del futuro e l’azione trasformatrice. Affiora così la peculiarità di una concezione, autonoma nel contesto della Seconda Internazionale e nel confronto con i marxismi posteriori. Engels e Croce seppero comprenderne almeno in parte la novità, che sfuggì a Sorel, Gentile e ai compagni di partito, da Turati a Kautsky e Bernstein. Ancor meno, forse, fu colta l’esigenza morale che si annoda al discorso scientifico, quella insistita contrapposizione del «postulato della solidarietà […] all’assioma della concorrenza»
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