Quando il cielo si perse, si mise a crescere

Quando il cielo si perse, si mise a crescere

La silloge di Gabriele Criscione costruisce un libro che non procede per raccolta tematica, ma per metamorfosi: ogni poesia è una tappa di un percorso interiore che va dalla perdita dell’orientamento alla lenta, faticosa ridefinizione di una rotta. Il titolo stesso contiene il nucleo poetico dell’opera: la caduta non è negazione, ma condizione necessaria dell’espansione; la perdita non coincide con il vuoto, bensì con una nuova possibilità di crescita. Lo stile di Gabriele Criscione si caratterizza per una forte tensione visionaria unita a una scrittura densamente disegnativa. Il verso è spesso narrativo, ma non rinuncia a scarti lirici improvvisi; alterna un ritmo incalzante a pause riflessive, creando un andamento che ricorda il respiro irregolare del pensiero quando cerca di raggiungere la comprensione. La lingua è contemporanea, ma stratificata: convivono riferimenti mitologici, letterari, pittorici e filosofici, che non hanno funzione ornamentale, bensì strutturale. Il mito, l’arte e la storia diventano superfici specchianti attraverso cui l’io poetico tenta di decifrarsi.
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