Leda. O la fine del triste apprendimento

Leda. O la fine del triste apprendimento

Un’opera di poesia in prosa costituita da immagini di natura poetico-intuitiva, liberamente ispirata al mito di Leda e il cigno, con echi di Jung, Eliade, Bergson, Hillman e molto altro, dove la misteriosa protagonista parla per endecasillabi. Questa foemina archetipica, questa Anima, è una cangiante donna-Dea in lotta con la materia e i cinque sensi e col suo raziocinio, ed è tesa al recupero della sua originaria interezza nel disegno olistico della cosmogonia. È pura Intelligenza, è Coscienza, vittima e carnefice in prigionia di Eros e Thanatos. È motivata dalla strenua volontà di ricondurre a sé la sua parte istintuale perduta, per testimoniare la rinascita dell’Intuizione attraverso la sacra unione degli opposti, rappresentati da Intelligenza e Istinto. Attua una poiesis che ridisegna incessantemente la realtà, intessendo un lucido elogio della follia, offerto in graffiante frequenza d'ombra e di luce. Questa “storia che cura”, se è abbracciata e poi rilasciata dal lettore alle frequenze del mondo di finzione in cui viviamo, potrebbe attivare per risonanza l’abbandono del triste apprendimento e la ricerca dell’armonia originaria in molti altri cercatori.
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