Quello era un posto

Quello era un posto

È una domenica mattina di primavera e una donna arriva in piscina e si siede al solito posto per vedere sua figlia nuotare. Questa donna che con pazienza attende si chiama Valentina ed è la stessa che, oltre dieci anni fa, ha scoperto di essere attraversata da una faglia in grado di provocare spaventosi terremoti. Valentina ripercorre il periodo in cui, poco più che trentenne, aveva un lavoro che non amava, due bambine piccolissime di cui occuparsi e un compagno con cui provare a risintonizzarsi. Perché quello è stato il momento in cui ha capito che, dentro di lei, dietro lo sterno più precisamente, viveva il Lupo. È così che Valentina ha chiamato la sua depressione. Partendo dal rifiuto iniziale verso la terapia, passando dalla necessità fisica di essere nella "stanza dell'uomo con la Barba", sino alla paura di non poterne fare a meno, Valentina ripercorre una storia personale che in realtà riguarda tutti, non solo chi ha figli. Perché è una storia che c'entra con l'essere figli, con la possibilità di esprimersi e di raccontare anche gli aspetti più oscuri di sé. Eccola Valentina, che al terremoto è sopravvissuta, seduta al solito posto che – adesso lo sa – è il solo in cui vuole stare.
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