Antinomie degli angeli
Paolo Donini, con il suo lessico del quotidiano impastato di matite, bic vuotate, comodini, non perde mai l’umanità. Gli mancherà vivere. Forse per questo, in Antinomie degli angeli, non si congeda cerimoniosamente dal corridoio di un caproniano treno, calmo e disperato. Donini, una volta trasformata la speranza stessa in una contraddittoria testimonianza, afferra il treno con tutte le carrozze, i passeggeri, gli ombrelli, le borse e le valigie, e lo porta con sé, dentro di sé, di là da sé. Lo porta in uno spazio altro, identico e altrove, talvolta parallelo, talvolta fagocitato dal mondo dei vivi, talvolta incluso o mescolato, ma sempre comunicante, sempre in relazione con qualcosa, anche solo con lo sbrilluccichìo di un paio di occhiali, anche solo con l’ombra di un tiglio, sotto cui, se si è fortunati, può celarsi – si sa – l’amore di un figlio. (dalla postfazione di Beatrice Zerbini).
Al momento non disponibile, ordinabile in 3 settimane circa