Domani mi chiuderai in un ospizio

Domani mi chiuderai in un ospizio

Anche quella volta non riuscii a passare e tu ci rimanesti male. La badante m'inviò un video di te che mangiavi e ti diceva, nel suo italiano stentato: - Saluta, saluta Memè. - Tu facevi di sì col capo ma volevi dire un'altra cosa. Non ero un bravo figlio anche se la domenica mattina ti venivo a prendere, ti portavo a fare la spesa. Vagavamo tra le ceste di frutta e i salumi bene illuminati del centro commerciale. Di tanto in tanto spuntavano coppie simili alla nostra: figli prossimi alla pensione che trascinavano genitori vecchi, attaccati al carrello. Prima d'entrare, però, ti portavo nel bar che c'era all'ingresso, ti offrivo il cornetto e il cappuccino. Questa cosa mi faceva piacere, speravo ti facesse piacere. Allora accettavo che la tua mano stringesse il mio braccio - io che certi contatti non li preferivo per niente. Ti reggevi a me con le tue dita ossute chiedendomi cose che non potevo più darti. Eppure la tua risata allegra, improvvisa, è qui, dentro di me, e io chissà cosa darei per poterla risentire davvero.
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