Cronache dal secolo ombra. Letteratura e trauma storico

Cronache dal secolo ombra. Letteratura e trauma storico

Nel 1922 Mandel’stam scrive una poesia che inizia in questo modo: Chi potrà, mia epoca, mia belva / fissarti nelle pupille un istante / e di due secoli agganciare le vertebre / incollandole con il proprio sangue? Il suo tempo, il Novecento, è per il poeta un secolo belva: definizione in cui si condensano l’orrore per la Prima guerra mondiale, la delusione per il corso della Rivoluzione russa, la premonizione degli eventi traumatici che seguiranno. Nel titolo del presente volume c’è un ricordo di questi versi di Mandel’stam, ma in senso mutato: il nostro è un secolo ombra. È un tempo di pulsioni di distruzione, un tempo di guerre e oppressioni nel quale ritornano termini e ideologie del Novecento che credevamo desueti: un vocabolario di regimi autoritari o potenzialmente totalitari. Per invitare alla guerra si fa ricorso a parole sostanzialmente vuote, che sono come un’eco, un’ombra, un fantasma sbiadito del Novecento. Il lato oscuro che ha sempre accompagnato la superficie abbagliante ed euforica delle ideologie novecentesche ora è visibile in primo piano. Anche in quest’altro senso si può definire il nostro secolo come l’ombra del precedente. In una simile oscurità è allora difficile, ma necessario ritrovare i bagliori del possibile.
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