Abbondanza. Come costruire un futuro migliore

Abbondanza. Come costruire un futuro migliore

Raccontare il XXI secolo, fin qui, significa raccontare una storia di crescente scarsità. Una crisi abitativa sempre più acuta, soprattutto nelle grandi città; la coesistenza paradossale di disoccupazione e carenza di lavoratori in settori strategici; filiere produttive che si rivelano fragili dopo decenni di delocalizzazione. E, nonostante gli avvertimenti sul cambiamento climatico, gli investimenti nelle infrastrutture energetiche restano largamente insufficienti. Dagli Stati Uniti all'Europa, viviamo in un sistema in cui è diventato fin troppo facile bloccare qualsiasi progetto e sempre più difficile costruire. Le soluzioni di ieri sono diventate i problemi di oggi: norme nate per garantire equità e proteggere i cittadini hanno finito per rendere sempre più difficili gli interventi pubblici. Due fra le firme più autorevoli del giornalismo americano partono da questa diagnosi per avanzare una tesi netta: la scarsità non è un destino, ma il frutto di specifiche scelte politiche e culturali. La loro è soprattutto una critica dall'interno all'agenda progressista e alla sua diffidenza verso la crescita e gli strumenti necessari a realizzarla. Una postura che, dati alla mano, produce effetti opposti a quelli desiderati: quando i beni restano scarsi - dalle case ai servizi pubblici - l'accesso si restringe e le disuguaglianze si accentuano. È essenziale ripensare il ruolo dello Stato come attore capace di intravedere possibilità - non solo rischi - nella creazione di nuove idee e progetti, e di dare forma a sistemi e istituzioni che rendano possibile realizzarli.
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