Vir predicans iustitiam. Gli ultimi dieci anni della vita di Dante (1310-1321)
L’ultimo decennio della vita di Dante esule (1310-1321) è il periodo nel quale il poeta, procedendo al compimento della sua comedia costruisce l’immagine di sé come uomo di giustizia: “Vir predicans iutitiam”. Attraverso questo impegno, esercitato in un poema che, in quanto commedia, è una allegorica rappresentazione della realtà, Dante interviene sui fatti della storia e della cronaca politica più recente per consegnare ai suoi contemporanei il suo verdetto: mentre nella corrispondenza con Giovanni del Virgilio ribadisce la scelta radicale della lingua volgare per la sua rappresentazione del reale ottenuta attraverso il linguaggio. In questa prospettiva è necessario ricostruire, con il ricupero di documenti pubblici talora trascurati, lo spazio istituzionale e sociale nel quale si muovono i corrispondenti e i politici ai quali Dante indirizza i suoi scritti.
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