Tra Scilla e Cariddi. Panegirico per lo Stretto

Tra Scilla e Cariddi. Panegirico per lo Stretto

Giulio Ferroni dichiara, fin da subito, che il libro nasce da una preoccupazione e da un disappunto: preoccupazione per il danno ambientale, storico, civile, che costituirebbe il progettato ponte sullo Stretto; disappunto (salvo poche eccezioni) per l’indifferenza degli intellettuali di fronte a questa violazione di un luogo capitale dell’identità italiana ed europea, del mito classico, della bellezza, della storia, del lavoro e del dolore umano. Il libro intende mostrare come l’idea stessa di un simile ponte, tanto più nelle tragiche circostanze che il mondo sta vivendo, rappresenti profanazione del lascito del passato e del presente. Non un ‘volano dello sviluppo’, come si sente ripetere, ma un’alterazione definitiva di un habitat naturale e storico, che va difeso fino in fondo. Mito, storia, letteratura, vengono convocate come segni necessari di resistenza alle offese che oggi aggrediscono la natura e la vita. Così, pagina dopo pagina, leggiamo alcuni dei più essenziali racconti e passaggi, immaginari e reali, che nel corso del tempo hanno toccato lo Stretto.
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